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La sofferenza dell’abbuffata

L’obesità è caratterizzata da una continua offerta di cibo e aumento di peso. Questo è quello che si vede, quello che si intravede soltanto è il luogo dove avvengono le problematiche soggettive, i vissuti, le emozioni, il dolore, le esperienze che hanno segnato la vita.

È presente nel sintomo ciò che è assente a livello di coscienza.

I soggetti obesi sembrano essere persone con un buon carattere, espansivi, allegri e sempre disponibili con l’altro. In realtà il loro sintomo, il sovrappeso, mette distanza tra sé e le persone. La donna obesa si isola fisicamente inserendo una barriera di “ciccia” tra sé e l’altro.

Le ricerche mostrano che donne ex obese che perdono peso, tendono poi a riprenderlo velocemente, quasi avessero bisogno di quella barriera per riuscire a proteggersi.

Il fatto che possano essere notate, che possano essere desiderate, spesso le terrorizza. In modo convenzionale si parlerà di donne, ma ci sono anche tanti uomini con le stesse difficoltà.

Le donne con alterazioni nel controllo dell’appetito sono meno autonome di quanto vogliano invece dimostrare. Hanno difficoltà a rifiutare richieste o a mettere i loro bisogni prima di tutto, per paura di non essere più amate o apprezzate. Hanno paura di mostrare il loro vero Io, come se non fosse degno di amore. Sono in realtà donne fragili, bisognose, che hanno paura di essere respinte.

Hanno paura di instaurare un legame di dipendenza.

Quando si fa notare loro di pensare più ai bisogni dell’altro che ai propri, provano una sensazione di fastidio e di rabbia.

L’egoismo è visto come un sentimento estraneo, sbagliato, da reprimere.

Il cibo è usato per colmare il divario tra bisogno e appagamento. Si rinuncia a quelle che sono le proprie esigenze e in cambio si ha lo “scettro” della brava moglie, brava figlia, brava collega, ecc.

Ma cosa succede quando ci si reprime? Quando ci si trattiene? Ci si sente carichi, tesi, nervosi, inquieti.

E cosa fare quando ci si sente così? Mangiare, per queste donne, sembra essere l’unica soluzione.

Si cerca di resistere in ogni situazione e si perde il controllo con il cibo.

Il concetto del resistere, del trattenersi è associato al non poter parlare, anche se si vorrebbe, e al dover sopportare la situazione.

Il non poter “aprir bocca” porta ad un accumulo di stress, un accumulo di energia che andrebbe scaricato. Per tornare alla normalità sarebbe opportuno far defluire questa energia in qualche modo, camminando, o anche solo sfogandola parlando. Il soggetto dovrà prendere coscienza di quello che sta provando.

Quando proverà paura, questa non si manifesterà per forza in modo cosciente ma anche attraverso desiderio di distrazione e tranquillità.

Quando le richieste dall’esterno diventano troppe, bisognerà chiedersi se si ha voglia di svolgere le richieste o se lo si fa solo per “dovere”. La donna si illude che anche l’altro acconsentirà a ricambiare il favore, svolgendo compiti anche controvoglia.

Come se lei avesse il diritto di pretendere dall’altro, gesti di sacrificio per lei.

E quando si renderà conto di aver dato più di quello che ha ricevuto, si sentirà sfruttata e frustrata.

Nella relazione la donna si rifà al concetto di debito e credito, per stare bene deve sentire di non avere debiti, di essere alla pari, al massimo può accettare di avere crediti che gli altri poi le rimborseranno prima o poi.

Si tratta di donne con bassa autostima, forte insicurezza personale, relazionale e sociale, che hanno difficoltà anche nei vari aspetti della sessualità, primo tra tutti, nel provare piacere. Si è sempre rivolti all’altro, a quello che prova l’altro e la visione del proprio corpo nudo le spaventa.

Nella sessualità in particolare emerge il principio secondo il quale sopportare, reprimere i propri bisogni, o assecondare i bisogni dell’altro fingendo di avere

spesso voglia, la farà sentire padrona del controllo.

Non si parla solo di abbuffate di cibo, capita che la donna si diletti in tante attività avendo difficoltà a gestire la noia, riempiendo il tempo; si sentirà cosi stanca, pesante, stressata, percepirà il suo mondo come disequilibrato e cercherà l’equilibrio mangiando.

Quello che si ripete è “prima il dovere e poi il piacere”, prima deve soddisfare i bisogni altrui, poi se lo avrà fatto e ci sarà tempo si potrà pensare a se stessa. E se non avesse tempo per soddisfare i bisogni altrui? Allora sarà obbligatorio rinunciare anche ai propri piaceri. E cosa accade quando soddisfa i bisogni dell’altro, rinunciando a se stessa? Continua ad accumulare crediti e spera nella riconoscenza dell’altro.

L’altro dovrà notare che lei è stata brava, coscienziosa e attenta, in caso contrario la donna avrà una reazione spropositata. Si tratta di donne piene di dubbi, che non si sentono abbastanza, che hanno bisogno di conferme continue.

La donna obesa crede di poter avere riconoscimenti se sarà sempre super efficiente. Crede di non poter piacere per quella che è realmente, e anche se spesso l’essere riconosciuta solo per le sue azioni non basta, si accontenta di questi preferendoli al nulla.

Il credito che ha verso gli altri la protegge dalla perdita dell’amore e dall’abbandono da parte del partner. Se lei sarà sempre una buona moglie, farà tutto quello che vorrà l’altro, si concederà a livello sessuale, sarà una buona massaia, il marito non avrà motivo di tradirla.

La donna obesa BED soffre di alti standard e alte aspettative e ha una sensibilità maggiore rispetto alle richieste fatte da altri.

Quando fallisce, o non raggiunge i propri standard (imposti da se stessa), sviluppa un pattern di avversione verso se stessa, caratterizzato da una visione negativa di sé e un’elevata preoccupazione di come verrà percepita dagli altri.

Queste auto-percezioni sono accompagnate da stress emotivo, ansia e stati emotivi depressivi.

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